Ponti a rischio, il “Morandi” di Agrigento  

di Chiara Falcone- AGRIGENTO.

Armature dei piloni completamente allo scoperto, esposte al degrado,  determinato dagli agenti atmosferici, dall’usura.Non è caduto a pezzi solo il cemento che copriva le gabbie in ferro- lastre intere sgretolate, che si sono staccate in un sol colpo- ma  anche il materiale interno alle gabbie delle armature,  che si è sbriciolato,  polverizzato, lasciando buchi  evidenti e profondi. Anche questo viadotto, costruito ad Agrigento nel 1970, fu realizzato su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi e fu  ribattezzato con il nome del  progettista. Ma è anche chiamato Akragas. Basta solo un po di buon senso per capire che, a parte progettazione e  sollecitazioni del traffico, il tempo trascorso, agenti atmosferici, salsedine,  c’è da chiedersi come e con cosa il viadotto sia stato costruito.

Soprattutto se si comparano i piloni di questo viadotto con quelli di altre strutture costruite altrove, magari  anche 5 o sei anni prima.  Il Morandi di Agrigento,  che  è lungo  quasi 4 km, su due corsie per senso di marcia,  è quasi tutto su piloni. Collega Agrigento alla vicina Porto Empedocle ed è chiuso al traffico. Timori, richieste di intervento dei cittadini e di comitati locali,  e così l’Anas lo ha chiuso una prima volta a marzo 2015,  quindi lo aveva  riaperto 4 mesi dopo solo per auto e moto. I tecnici nel frattempo avevano svolto rilievi e verifiche. A marzo dello scorso anno, poi,  l’associazione Mareamico , compiuta una ricognizione della struttura , telecamera alla mano,  aveva diffuso le immagini: un filmato shoccante che denunciava  quanto profonde fossero le lesioni dell’infrastruttura. Quindi il viadotto  era stato chiuso di nuovo e la Procura di Agrigento aveva cominciato a raccogliere informazioni e documenti. Ad un certo punto anche  il comune di Agrigento ne ha chiesto la chiusura.  L’Anas  negli ultimi due anni  ha compiuto alcuni interventi a protezione delle armature scoperte e di manutenzione straordinaria ed ora sta per mettere in cantiere  interventi di consolidamento delle  fondazioni per un investimento complessivo di oltre  20 milioni di euro. Ma intanto  da mesi si moltiplicano le voci che si oppongono alla ristrutturazione e chiedono l’abbattimento del viadotto  e la costruzione di una nuova strada, stavolta senza viadotti,  a fondo valle, che rispetti  l’area su cui 48 anni fa, senza pensarci su troppo, erano stati  posati i piloni dell’infrastruttura, una zona archeologica di grande importanza, un’area di enorme importanza, dal punto  di vista culturale e ambientale che si trova ,del resto  in un sito come la Valle dei Templi .

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