La mafia dietro la maschera

tecnis-960x260“Il provvedimento adottato dalla magistratura è aderente alla necessità che abbiamo di dare un’azione di contrasto forte a questo demone dal volto d’angelo, perché così presenta, per preservare la società civile”. Lo ha detto il comandante del Ros dei Carabinieri, il Generale Giuseppe Governale, a proposito del provvedimento con cui la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania ha disposto l’amministrazione giudiziaria della Tecnis Spa. A mostrarsi paladino della legalità, e  dell’ antimafia, Domenico Costanzo ci teneva proprio tanto. Ed era riuscito a farsi credere da molti .“La legalità è responsabilità sociale e dovere morale per un imprenditore” diceva il capo della Tecnis, colosso delle costruzioni che della trasparenza e dell’efficienza aveva fatto una bandiera. Poi un anno fa era finito agli arresti per corruzione nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma su mazzette a dirigenti dell’Anas. Ora la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania  ha disposto l’amministrazione giudiziaria per le società Tecnis spa, della Artemis spa e della Cogip holding srl ed il sequestro delle quote e delle azioni, per un valore superiore ad un miliardo e mezzo di euro. Una tegola sulla testa. Un colpo mortale all’operazione di immagine che Costanzo – cantieri in tutta Italia e all’estero – aveva varato 4 anni fa.
Il provvedimento si basa sui risultati di una serie di  attività investigative del Ros che hanno documentato, nel corso degli ultimi anni,  i rapporti del gruppo imprenditoriale Costanzo – Bosco Lo Giudice, specializzato nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali, con la famiglia catanese di Cosa Nostra, quella dei Santapaola. Alla famiglia mafiosa di Catania, scrivono i carabinieri, sarebbero state garantite ingenti risorse economiche consentendo l’infiltrazione nel settore degli appalti pubblici. Dalle carte dell’inchiesta emerge che con la Tecnis avevano rapporto anche le famiglie mafiose palermitane e di Barcellona Pozzo di Gotto. In particolare i carabinieri del Ros hanno raccolto e ricollegato numerosi indizi e consistenti prove di quei rapporti emersi  negli ultimi 10 anni, proprio in occasione dei lavori per la realizzazione di autostrade, opere portuali e grandi infrastrutture. “La mafia – ha detto il generale Governale – parte da questo presupposto  ‘o le cose amministro io, o le guardo io, o le metto a posto io, oppure non sono di nessuno’. Lo Stato – ha aggiunto – deve poter essere efficace e credibile nei confronti della società civile”.
E intanto sono mesi, più o meno dallo scandalo tangenti Anas,  che molti lavoratori del gruppo Tecnis sono senza stipendio.

24 febbraio 2016

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