Il caso Alpi-Hrovatin passo per passo

ilaria telecamera raiQuasi ventidue anni. Ventidue anni di ricerche, domande, ipotesi, delusioni e speranze. Giorgio Alpi ha ceduto al tempo e al dolore e ha raggiunto la sua Ilaria, ma senza conoscere la verità. Ventidue anni e una madre che non si è arresa. È stanca, mamma Luciana, eppure non molla. Per sapere cosa davvero è successo ad Ilaria e al suo collega Miran, in quella domenica di marzo del 1994, la prima cosa da fare è mettere insieme date e posti e capire cosa quadra e cosa no. Da qui partiamo anche noi.

20 MARZO 1994 – Mogadiscio, Somalia. Ilaria Alpi, inviata del Tg3, viene uccisa insieme all’operatore tv Miran Hrovatin da quello che viene indicato immediatamente come un “commando somalo”. Fra i primi ad accorrere sul luogo dell’agguato, così come si vede dalle immagini girate da Carlos Mavroleon , telecineoperatore della statunitense ABC, c’è l’imprenditore italiano Giancarlo Marocchino che subito dichiara: “Non è stata una rapina. Si vede che sono andati in certi posti in cui non dovevano andare”. Ilaria e Miran erano in Somalia per seguire l’evolversi della guerra tra fazioni e la missione Onu “Restor Hope”, lanciata dagli Usa con l’appoggio di numerose nazioni alleate compresa l’Italia, per porre fine alla guerra interna e ristabilire la legalità nello scenario somalo.
22 MARZO 1994 – Avvolti nelle bandiere della Marina Militare, le bare di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin arrivano nella notte all’aeroporto militare di Ciampino.
23 MARZO 1994 A Roma è il giorno dei funerali per Ilaria. La magistratura interviene solo su sollecitazione del funzionario cimiteriale. Il pm Andrea De Gasperis dispone un esame medico esterno sul corpo di Ilaria, mentre a Trieste, su quello di Miran, si procede con una autopsia. Quando i bagagli dei due giornalisti arrivano a Roma ci si accorge che i sigilli sono stati violati. I taccuini con gli appunti di Ilaria e alcune delle cassette girate da Miran non sono fra gli effetti personali dei due giornalisti, ma si ritrovano due block-notes ancora intonsi. L’ambasciatore italiano in Somalia, Mario Scialoja, sottrae dal taschino della camicia di Ilaria un foglio protocollo con appuntati dei numeri telefonici.
4 LUGLIO 1994 –Giorgio, padre di Ilaria, parla dell’omicidio della figlia come di una esecuzione: sottolinea che poco prima di morire, infatti, la figlia aveva intervistato Abdullah Mussa Bogor, il sultano di Bosaso. Gli appunti di quell’intervista sarebbero stati scritti su uno dei taccuini scomparsi.
DICEMBRE 1994 – Arriva l’esito della prima perizia balistica: Ilaria è stata uccisa da un colpo di fucile sparato probabilmente da lontano.
9 APRILE 1995 – Abdullahi Mussa Bogor risulta iscritto nel registro degli indagati come mandante del delitto. Uscirà dall’inchiesta grazie ad una archiviazione.
20 MARZO 1996 – Michele Coiro, Procuratore capo di Roma, decide di affiancare nell’inchiesta il dottor Giuseppe Pititto al pm Andrea De Gasperis.
4 MAGGIO 1996 – Il pm Giuseppe Pititto dispone la riesumazione del corpo di Ilaria Alpi, ordina per la prima volta un esame autoptico e nomina consulenti medici e balistici.
25 GIUGNO 1996 – Anche la seconda perizia balistica dice che il colpo che ha ucciso Ilaria fu sparato da lontano. Non concoradano con questo risultato i periti della famiglia Alpi. A questo punto il pm ordina una superperizia, che verrà effettuata da un collegio di consulenti tecnici: le conclusioni stabiliscono che il colpo che ha raggiunto Ilaria e Miran è stato sparato a bruciapelo. Per i periti si trattò dunque di una esecuzione. Dopo due anni passati nel cassetto di un ufficio della Marina Militare, e su richiesta dei genitori di Ilaria, viene inviato finalmente alla Procura di Roma il referto del medico della Nave Garibaldi, dove i corpi di Ilaria e Miran erano stati trasportati dopo il delitto.
NOVEMBRE 1996 –Il pm della Procura di Asti Luciano Tarditi, assieme ad un pool di investigatori specializzati in indagini sul traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi, indaga su commerci e su interessi italiani in Somalia. Il pm ha a disposizione una ricca documentazione con nomi e fatti e dall’inchiesta emergono le generalità dei faccendieri che li dirigono nell’ombra numerosi traffici; gli intrecci con i mercanti d’armi; una mappa completa di interessi che quando era stato compiuto il duplice omicidio convergevano tutti sulla Somalia, oltre che sui territori di altri Paesi dell’Africa costiera. Questa documentazione non verrà utilizzata nelle indagini sull’omicidio di Ilaria e Miran.
15 LUGLIO 1997 – Due giorni prima che il pm Pititto, con la collaborazione della Digos di Udine, riesca a far arrivare a Roma l’autista e la guardia del corpo di Ilaria, entrambi testimoni oculari dell’omicidio, il Procuratore capo di Roma, Salvatore Vecchione, avoca a sé l’inchiesta, affiancato dal pm Franco Ionta.
10 gennaio 1998 – Il somalo Hashi Omar Hassan è a Roma per testimoniare in commissione parlamentare sulle presunte violenze dei soldati italiani in Somalia.
12 GENNAIO 1998 – Hashi Omar Hassan viene arrestato per concorso nel duplice omicidio. Hassan era stato identificato dall’autista di Ilaria Sid Ali Mohamed Abdi e da Ali Rage Ahmed detto ‘Gelle’.
18 GENNAIO 1999 – Comincia il processo ad Hashi Omar Hassan.
30 APRILE 1999 – Per la terza perizia chiesta dal pm Ionta viene nominato Pietro Benedetti, esperto in balistica, che sarà affiancato da Carlo Torre, medico legale esperto nella individuazione dei residui di sparo. Il risultato delle loro analisi ribalterà nuovamente la situazione: per i due consulenti tecnici giudiziari il colpo fu accidentale e sparato da lontano. Torre e Benedetti sono gli stessi che saranno poi impegnati nel caso dell’omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto a Genova il 20 luglio del 2001. Altro caso in cui la loro perizia farà discutere: sosterranno infatti la tesi del proiettile vagante deviato da un calcinaccio. I genitori di Ilaria chiedono l’acquisizione dell’immagine satellitare statunitense per chiarire la dinamica dell’agguato in cui persero la vita i due giornalisti. L’immagine, che in un primo momento sembrava fosse irreperibile a causa di un guasto avvenuto proprio in quel giorno, viene rintracciata per poi sparire nuovamente ed essere infine ritrovata e acquisita dal Ministero degli Esteri. Nonostante tutto, l’immagine verrà considerata “non utile ai fini dell’indagine” e non sarà neanche mai inviata alla famiglia Alpi.
9 LUGLIO 1999 – Hashi Omar Hassan viene assolto dal Tribunale di Roma. Il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
24 NOVEMBRE 2000 – La Corte d’Assise d’Appello di Roma ribalta la sentenza di primo grado e, giungendo a conclusioni radicalmente diverse in ordine alla responsabilità di Hashi Omar Hassan, lo condanna all’ergastolo. Il somalo viene considerato come uno dei sette componenti del commando cha ha ucciso Ilaria e Miran.
10 OTTOBRE 2001 – La Prima Sezione Penale della Cassazione annulla la sentenza impugnata “limitatamente all’aggravante della premeditazione e al diniego delle circostanze attenuanti generiche”.
10 MAGGIO 2002 – Inizia il processo d’appello bis davanti alla corte d’Assise d’Appello di Roma presieduta da Enzo Rivellese.
24 GIUGNO 2002 – Il sostituto procuratore generale Salvatore Cantaro chiede la conferma dell’ergastolo per Hassan. “È provato – afferma – che Hassan era uno dei sette componenti del commando che attese per due ore Ilaria e Miran”.
28 MARZO 2003 – Il dramma di Ilaria e Miran finisce sul grande schermo: esce Il più crudele dei giorni, di Ferdinando Vicentini Orgnani, con Giovanna Mezzogiorno nella parte di Ilaria. Il film ha il merito di riaccendere l’attenzione sul caso Alpi.
6 GIUGNO 2003 –Durante la nona edizione del Premio Ilaria Alpi, a Riccione, il deputato dei Ds Valerio Calzolaio annuncia di aver depositato a firma di esponenti di tutti i gruppi parlamentari – da An a Rifondazione Comunista – la proposta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.
31 LUGLIO 2003 – La Camera dei Deputati istituisce la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ne fanno parte i deputati: Taormina, Presidente; De Brasi, Lussana, Vice Presidenti; Ranieli, Tuccillo, Segretari; Bertucci, Bindi, Bulgarelli, Cannella, Craxi, Deiana, Fragala` , Galvagno, Lisi, Mariani, Motta, Palma, Pinotti, Pittelli, Schmidt.
21 GENNAIO 2004 – A quasi dieci anni dall’omicidio di Ilaria e Miran, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loro morte si insedia. Fino a questa data è emerso solo qualche brandello di verità ufficiale.
AGOSTO-SETTEMBRE 2005 – L’Associazione Ilaria Alpi/Comunità Aperta organizza due viaggi in Somalia sulle tracce di Ilaria e Miran: il primo dal 28 luglio al 9 agosto nelle vicinanze di Mogadiscio, a Joar e altre località lungo la costa; il secondo dal 30 agosto al 7 settembre al nord della Somalia, verso il Puntland. La missione ed i risultati conseguiti vengono presentati nel corso di una Conferenza stampa del 21 settembre 2005, nei locali di Montecitorio, e sono ampiamente riportati in alcuni servizi apparsi su Famiglia Cristiana a firma di Luciano Scalettari. Dal viaggio sono nati un reportage giornalistico e una mostra fotografica. I viaggi sono stati inoltre descritti in due reportages televisivi andati in onda il 23 settembre 2005 su Rai News24, nel corso di un programma dal titolo “Rifiuti tossici sulla pista di Ilaria”, e il 18 ottobre su La 7, in un programma dal titolo “Segreti e bidoni”, a firma di Francesco Cavalli, Alessandro Rocca e Silvia Testa.
28 FEBBRAIO 2006 – La Commissione parlamentare d’inchiesta ha concluso i lavori. Mentre i deputati di maggioranza hanno approvato le conclusioni proposte dal Presidente Carlo Taormina, l’opposizione trasmette al Presidente della Camera una relazione di minoranza (a firma di Raffaello De Brasi, Carmen Motta, Raffaella Mariani, Roberta Pinotti, Elettra Deiana, Rosy Bindi e Domenico Tuccillo) contro le conclusioni di Taormina. Contemporaneamente, anche il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli presenta una sua relazione.
03 GIUGNO 2006 – L’Associazione Ilaria Alpi scrive al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, affinché il Governo si attivi per fare piena luce sulla morte di Ilaria e Miran. Nella lettera si segnala come il Presidente somalo Abdulhai Yusuf Ahmed, durante la serata di apertura della XII edizione del Premio Ilaria Alpi, abbia riconfermato la volontà del suo governo di collaborare con quello italiano per il raggiungimento della verità sul duplice omicidio.
20 GIUGNO 2006 – Il Presidente del Consiglio Romano Prodi riceve Giorgio e Luciana Alpi. Prodi promette ai genitori di Ilaria un “serio impegno” per valutare come riavviare un ragionamento sulle circostanze della morte dei due giornalisti.
18 LUGLIO 2006 – Anche il Presidente della Camera dei Deputati, Fausto Bertinotti, riceve i genitori di Ilaria. Il neopresidente di Montecitorio conferma l’interesse del Governo per il caso Alpi-Hrovatin.
25 GIUGNO 2007 – La Commissione Esteri del Senato valuta gli elementi che motivano la costituzione di una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria e Miran; vengono ascoltate Luciana Alpi e Mariangela Gritta Grainer, in rappresentanza dell’Associazione Ilaria Alpi.
10 LUGLIO 2007 – Il pm Franco Ionta, neoprocuratore aggiunto della Repubblica a Roma e titolare del procedimento sul caso Alpi-Hrovatin chiede l’archiviazione del caso. Le motivazioni contenute nella richiesta del pm riguardano l’impossibilità di identificare altri responsabili del duplice omicidio Alpi – Hrovatin oltre a Hashi Omar Hassan, condannato nel frattempo a 26 anni di reclusione.
09 GENNAIO 2008 – la Commissione Esteri del Senato torna ad esaminare la proposta di istituire una nuova commissione per il Caso Alpi-Hrovatin, ma la decisione viene posticipata. La nuova commissione non verrà mai istituita.
14 FEBBRAIO 2010 – Il gip Emanuele Cersosimo boccia la richiesta di archiviazione avanzata da Franco Ionta. Per il giudice delle indagini preliminari fu un omicidio su commissione con l’intento di far tacere i due reporter ed evitare che le loro scoperte sui traffici di armi e rifiuti venissero rese note.
18 MARZO 2010 – Ali Rage Ahmed detto ‘Gelle’, principale accusatore di Hashi Omar Hassan, unico condannato per l’omicidio Alpi –Hrovatin, rischia di finire in giudizio a Roma per il reato di calunnia. Il gip Maurizio Silvestri, respingendo una richiesta di archiviazione sollecitata dal pm Giancarlo Amato, dispone per il 45enne ‘Gelle’ l’imputazione coatta. Viene archiviata, invece, la posizione di Ali Mohamed Abdi Said, autista dei due italiani nonché altro teste d’accusa contro Hassan, perché deceduto in Somalia pochi giorni dopo essere rientrato nel Paese africano dall’Italia e aver promesso importanti rivelazioni.
APRILE 2010 – L’Associazione Ilaria Alpi lancia un appello e una raccolta firme affinché si riapra il caso Alpi – Hrovatin: «Si può riaprire il processo per la morte di Ilaria e Miran: Ali Rage Ahmed detto Gelle, testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan (in carcere da dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni) sarà processato per calunnia. Perché alla verità giudiziaria non si è ancora arrivati? Chi non vuole questa verità e quindi giustizia e perché? Noi chiediamo alla magistratura di procedere nell’accertamento delle responsabilità, di individuare esecutori e mandanti».
06 MAGGIO 2010 – La signora Luciana Alpi annuncia che, se dovesse essere confermata la riapertura del caso, la famiglia si costituirà parte civile. “Sono 16 anni che si aspetta la verità sull’omicidio di Ilaria – aggiunge Luciana Alpi – Abbiamo sempre nutrito dubbi sulla colpevolezza di Hashi Omar Hassan. Ben venga dunque la riapertura del processo. Sono infatti anni che combattiamo per avere la verità”.
25 MARZO 2012– Un’inchiesta su il Fatto Quotidiano dei giornalisti Andrea Palladino e Luciano Scalettari, mostra dei documenti inediti inviati il 14 marzo del ’94, il giorno in cui Ilaria e Miran erano appena arrivati a Bosaso, dal Sios di La Spezia (il comando del servizio segreto della Marina Militare) a Balad in Somalia: “Causa presenze anomale in zona Bos/Lasko (Bosaso Las Korey, nda) ordinasi Jupiter rientro immediato base I Mog. Ordinasi spostamento tattico Condor zona operativa Bravo possibile intervento” . I giornalisti riconoscono in Jupiter Giuseppe Cammisa, braccio destro di Francesco Cardella, il guru della comunità Saman. Al termine di una complessa ricostruzione concludono: “L’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin potrebbe dunque nascondere qualcosa che va al di là di ogni ipotesi immaginata fino ad oggi, traffici che hanno visto il coinvolgimento di apparati dello Stato, coperti per diciotto anni, grazie a silenzi e depistaggi”.
18 MARZO 2013 – Non ci sono “elementi probatori” per ritenere che “l’imputato abbia voluto scientemente incolpare falsamente Omar Hassan Hashi di aver partecipato al gruppo di esecutori materiali del duplice omicidio consumato in Mogadiscio …”. E’ quanto scrivono nelle motivazioni della sentenza i giudici della II sezione penale del tribunale di Roma che hanno assolto dall’accusa di calunnia Ahmed Ali’ Rahge, detto Gelle.
16 DICEMBRE 2013 – Su iniziativa della Presidente Laura Boldrini, la Presidenza della Camera avvia la procedura di desecretazione degli atti acquisiti dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta sui rifiuti e sul caso Alpi-Hrovatin. La proposta di Laura Boldrini arriva in risposta a una lettera di Greenpeace, sostenuta dal quotidiano Il manifesto, in cui veniva chiesta l’apertura degli archivi sui traffici di rifiuti, sulle “navi a perdere” e sul caso Alpi. Sono più di 600 dossier, alcuni dei quali prodotti dalle agenzie dei servizi segreti Aise e Aisi (ex Sismi e Sisde), che potrebbero svelare molti misteri internazionali.
MAGGIO – OTTOBRE 2014 – “L’impressione è che nella fase iniziale delle indagini si sarebbe potuto fare molto di più, c’erano delle piste da seguire: il traffico di armi, ma anche di rifiuti tossici. Non so perchè non si sono seguite. E’ tutto ancora da fare”. Così Domenico D’Amati, legale della famiglia di Ilaria Alpi, commenta “a caldo” i documenti desecretati. ” Ho fiducia – precisa l’avvocato -che i magistrati della procura che se ne occupano diano il massimo impulso alle indagini”. Dai documenti emergono informazioni contrastanti, smentite, un informatore da coprire e proteggere a tutti i costi. I Servizi Segreti, Sisde e Sismi, si occupano del delitto battendo piste diverse e approdando a conclusioni lontanissime se non in contraddizione. Il Sisde nel giro di nemmeno due mesi dal 20 marzo del 94 mette sul tavolo l’ipotesi che il duplice omicidio sia legato al traffico d’armi. Il Sismi non è dello stesso avviso anzi. Disaccordo anche sul ruolo svolto Giancarlo Marocchino affarista ben introdotto negli ambienti somali. E il percorso fatto dal Sismi nell’attività informativa e nelle comunicazioni all’autorità giudiziaria pone alcuni interrogativi. Non di poco conto. Ma c’è di più. Salta fuori che il 23 marzo 1994, tre giorni dopo l’assassinio di Ilaria e di Miran, un agente del Sismi annotava: “Appare evidente la volontà di Unosom (il comando delle Nazioni Unite, a guida statunitense) di minimizzare sulle reali cause che avrebbero portato all’uccisione della giornalista italiana e del suo operatore”. La nota scritta a mano, tra i documenti desecretati dal governo, è zeppa di cancellature. il Sismi a Roma si affrettò a sbianchettare i rapporti del suo agente in Somalia? Perché?
20 MARZO 2014 – A vent’anni dall’omicidio di Iaria Alpi e Mirian Hrovatin Rai Storia trasmette Una giornata particolare “Ilaria Alpi vent’anni dopo”. Il programma presenta una ricostruzione della vicenda attraverso alcuni brani delle trasmissioni più importanti realizzate negli anni dalla Rai e con una citazione del film “Ilaria Alpi il più crudele dei giorni” (2003)
18 FEBBRAIO 2015- Alla trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” parla Ahmed Ali Rage, soprannominato Gelle, il supertestimone del processo per l’omicidio Alpi -Hrovatin.   “Ho accusato un innocente, e non ho neppure preso i soldi che mi erano stati promessi”: L’uomo, che si nasconde in Inghilterra, racconta che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e gli avevano promesso denaro in cambio di una sua testimonianza: doveva accusare un somalo del duplice omicidio. Gelle, così, indicò il giovane Hashi Omar Hassan al pm Ionta durante un interrogatorio, ma poi non si presentò a deporre al processo e fuggì all’estero. L’intervista di Ahmed Ali Rage finisce sul tavolo della Procura di Roma. Le rivelazioni di Gelle confermerebbero quello che da anni la famiglia Alpi e molti giornalisti sostengono, e cioè che in carcere ci sarebbe non il colpevole ma un capro espiatorio. Gravissimi depistaggi avrebbero inquinato le inchieste.
19 FEBBRAIO 2015 – Filtra attraverso le agenzie, in modo non ufficiale, la posizione della Procura della Repubblica di Roma sul racconto fatto a Rai3 di Ahmed Ali Rage, il somalo soprannominato Gelle. Dal Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio si sottolinea che la vicenda Hassan è stata esaminata, in tutti in gradi di giudizio, da decine di magistrati e la sentenza definitiva è stata la condanna a 26 anni di reclusione. Gelle, inoltre, giudicato per calunnia dopo le sue accuse e assolto nel 2012 – dicono le agenzie – non è l’unico teste contro Hassan . Ali Mohamed Abdi Said, autista di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, riconobbe in Hassan uno dei componenti il commando dal quale partì la raffica di kalashnikov. Insieme a quella che appare una precisazione per “dovere d’ufficio” arriva la notizia: la procura di Roma non ha mai smesso di cercare Ahmed Ali Rage.   Le ricerche di intelligence, Interpol e Digos di Roma, oltre a rogatorie in Inghilterra ed in altri paesi europei, non hanno mai sortito l’effetto l’auspicato. In particolare, non hanno mai trovato corrispondenza le impronte digitali in possesso della procura di Roma con quelle dei soggetti rintracciati ed aventi dati anagrafici analoghi a quelli di Gelle. Ora, dopo l’intervista mandata in onda da “Chi l’ha visto” – chiariscono le agenzie – una nuova rogatoria sarà inoltrata all’Inghilterra. Il quesito che sarà posto dal pm Elisabetta Ceniccola, titolare dell’inchiesta – mai chiusa – sul duplice omicidio, sarà volto a stabilire se il personaggio che sostiene di essere stato pagato per accusare Hassan sia lo stesso che viene ricercato dal momento della sua scomparsa.
25 MARZO 2015 – “Assicuro la massima attenzione e la più attiva collaborazione dei miei uffici: in particolare appena l’autorità giudiziaria richiederà la collaborazione di altri Stati, il ministero della Giustizia darà ogni supporto”. Lo dice al question time il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rispondendo ad una interrogazione sui recenti sviluppi relativi all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. “Il Paese ha diritto di sapere come è stata scritta una delle pagine più drammatiche della sua storia”, aggiunge Orlando.
12 APRILE 2015 – Va in onda in prima visione su Rai3 la docufiction “Ilaria Alpi – L’ultimo viaggio”, prodotta dalla Rai. La docufiction prova a accendere qualche nuova luce sull’inchiesta che Ilaria Alpi stava facendo in Somalia sul traffico internazionale di armi, dopo che nuovi documenti sono stati desecretati e nuove testimonianze acquisite.
15 APRILE 2015 – L’uomo rintracciato vicino Londra nel febbraio 2015 dal programma di Rai3 “Chi l’ha visto?” per la procura di Roma sarebbe proprio Ahmed Ali Rage detto Gelle, che sostiene di essere stato pagato per formulare quelle accuse. L’uomo aveva fatto perdere le proprie tracce nel 1998, poco dopo aver firmato i verbali in cui raccontava la sua verità e prima di comparire in aula. E’ stata una comparazione delle immagini mandate in onda dal programma di Rai3 con quelle in possesso degli inquirenti a far ritenere che si tratti proprio di Gelle. La procura ha quindi inoltrato una rogatoria alla Gran Bretagna per chiedere di interrogare il somalo sui fatti avvenuti a Mogadiscio il 20 marzo 1994 e sulla ritrattazione delle sue accuse già fatta nel corso di una telefonata ad un giornalista della BBC anni prima.
19 GIUGNO 2015- Hashi Omar Hassan, secondo la giustizia italiana l’unico responsabile del duplice omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, viene scarcerato dal penitenziario di Padova per essere destinato ai servizi sociali fino alla scadenza della condanna, 5 dicembre 2017. L’ uomo, che ha 41 anni, ha scontato in carcere quasi 17 anni ha ottenuto 3 anni di sottrazione pena grazie all’indulto e ha ottenuto la liberazione anticipata di 4 anni per buona condotta.
20 GIUGNO 2015 – Luciana Alpi all’indomani della scarcerazione di Hashi Omar Hassan lancia un nuovo appello ai magistrati dai microfoni del Tg3. Chiede di fare chiarezza. “Voglio la verità – dice- a cominciare da quella sui depistaggi che hanno reso incerto o bloccato il cammino delle inchieste, perché è ormai chiaro che ci sono stati …non mi rimane più molto tempo…”
13 GENNAIO 2016 – La Corte d’appello di Perugia accoglie l’istanza presentata dalla difesa per la revisione del processo a carico di Hashi Omar Hassan. Il collegio, presieduto da Giancarlo Massei, ha ammesso tutte le deposizioni chieste dalla difesa e dalla procura generale. Ammessa anche la richiesta di avere in aula Giancarlo Marocchino. Fissata al 5 aprile prossimo la prima udienza per sentire i primi testimoni.
22 febbraio 2016

 

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